Il rovescio e il diritto
"Per Teatro In-Stabile la scelta di un'opera arriva naturalmente, dopo
un tempo apparente di navigazione e deriva fra i marosi dei "dentro"
personali e gli tzunami del "fuori" di realtà. Si procede così
avvicinandosi ad un tema sentito che ci permette di intendere
che
c'è qualcosa che "ci lavora" tutti... qualcosa che, poco importa se
dentro o fuori, ci appartiene in quanto esseri. Quest'ultimo periodo
di navigazione ha riportato il gruppo al senso di una deriva ancor più
profondo ed essenziale di quanto incontrato in altri tragitti,
conducendoci a percepire il nostro essere sconosciuti a noi stessi. Lo
sguardo si è posato su questo nostro rincorrere le vite che ci
appartengono come fossero "fuori di noi", quasi potessimo
comprarci in un nuovo fiammante modello alla moda di
un'identità che ci piace, per sfuggire così a quel contatto più serio e
confinato del nostro personale disegno composto a sua volta dei tanti
disegni abbozzati, incompiuti, stilizzati o barocchi che narrano a noi
stessi i nostri umani destini."
I disegni della nostra storia
personale sono spesso abbandonati all'usura del tempo, senza un conforto
del nostro sguardo, senza un ritocco, un'aggiunta di un tratto e
così lasciati fino all'attimo prima... prima che arrivi quella mano di
bianco sulla nostra tela che è la morte. Come allude Camus ne "Il
Rovescio e il Diritto", sarà necessario arrivare ad aprire lo sguardo in
quell'ultimo attimo, in quel tardi per sempre, per riscoprire il
disegno di noi per sua natura incompiuto e troppo spesso così poco
conosciuto ai più. E' questa semplicemente la misura del nostro poter
vivere, la nostra vita stessa... Ne "Il Rovescio e il Diritto" Camus
osserva con curioso e dettagliato sguardo attraverso le finestre socchiuse di molti destini che si abitano intorno ad un crocicchio
di una periferia incongrua, sulle rive di un mare abitato da gente di
ogni dove che cerca di capirsi fra dialetti e temperamenti diversi
scoprendosi pur sempre gente povera, così povera da non saper quasi
"parlare in lingua"... la scena risuona di lingue povere come
povere sono le storie di questi personaggi ora approdati ad una riva
sperduta lungo il mare di Algeria, ora apparizioni di una periferia
francese degli anni '50 dove evocano storie di riscatti impossibili,
storie di amori confusi, di silenzi impenetrabili e di ironia dolce,
per restituire con questa alla vita il sapore di quel semplice piacere
che è la vita stessa, la tua, l'unica che puoi avere.
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