Psycopathia Sinpathica

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"Sempre, dallo studio della storia, è emerso che pochi uomini, dotati in maniera abnorme - i loro seguaci li chiamano 'illuminati' - hanno fornito la materia infiammabile che ha scatenato i grandi movimenti popolari". Studiando queste personalità, Oskar Panizza
ritiene di avere individuato e isolato con sardonica certezza scientifica una forma morbosa e virulenta, la psicopatia criminalis, una forma che non perdona e che si annida nelle pieghe segrete di pensatori, ideologi, artisti e umani di forte temperamento, focosi, con disposizione all'idealismo. Un germe pernicioso, non estirpabile. Con uno staff di giudici istruiti, di esperti scientificamente formati, di giurati avveduti, di procuratori dotati dal punto di vista dialettico, si potrebbero evitare alle nostre genti molti dolori e tanta paura. Con un manicomio sufficientemente grande, trattamento mite, bagni in vasca temperati al punto giusto, la quiete, l'isolamento, il canto dell'usignolo al di là delle sbarre, un po' di josciamina, e il discernimento politico di tutti questi internati crescerebbe sensibilmente.
La semplicità esibita da questa satira politica, sinistramente proiettabile in tempi e realtà diversi e lontani fra loro, le inquietanti contraddizioni di questo scrittore tedesco costretto a diventare un "anarchico" del pensiero, sono elementi che ripropongono oggi, provocatoriamente, uno sguardo più attento al nostro straordinario presente che ci sposta "fuori di noi" in un denso nulla dove l'anima, diventata sintomo non può che svanire in se stessa per non tradirsi.
La narrazione si articola nella giustapposizione fra elementi drammaturgici e video; il prologo dell'opera è presentato in forma di videoconferenza, alla quale le presenze in scena offrono un sin-pathico controcanto danzato e poetico realizzando quella
contaminazione linguistica fra teatrodanza, video e musica. All'altro lato del palco un'ulteriore linea di lettura è offerta da una proiezione che rimanda alle videosorveglianze dei luoghi chiusi e garanti del controllo.
Una triangolazione del senso dell'esperienza che dalla potenza dell'immagine, offerta nei suoi esasperati valori contemporanei, ci conduce attraverso l'esperienza carnale e sofferente dei corpi esposti e viventi in scena a rintracciare brandelli d'anima.

Michelina Capato Sartore

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